R&W: James Bond, Agente 007 – Prima parte

Pubblicato il 2 aprile 2015 su “35mm.it”

“Il mio nome è Bond, James Bond.”

Ce lo sentiamo ripetere da oltre cinquant’anni (il primo film è del 1962) dall’agente segreto più famoso al mondo, quello con licenza di uccidere, tra un cocktail martini – rigorosamente agitato, non mescolato – e donne bellissime che non riescono a resistere al suo fascino. A voler essere pignoli, quello bevuto da Bond è un Vesper cocktail, una variante del Vodka martini inventata da Ian Fleming; il nome è una dedica alla memoria di Vesper Lynd, la donna della quale Bond è innamorato in Casino Royale, l’unica alla quale abbia donato il cuore prima di quella che diverrà sua moglie. È con questo romanzo del 1953 che Ian Fleming presenta al mondo l’agente 007, al servizio segreto di Sua Maestà britannica. Fleming scrisse 13 romanzi con lo stesso protagonista, a cadenza annuale. L’ultimo – Octopussy – uscì postumo.

Nei libri il personaggio di James Bond è descritto minuziosamente. Di lui si sa praticamente tutto. Nasce nel novembre 1924, i suoi genitori rimangono uccisi in un incidente alpinistico a Chamonix quando ha solo undici anni e viene allevato da una zia nel Kent, in Inghilterra. Al momento della nascita, il padre lo iscrisse al prestigioso collegio di Eton, dal quale però lui si fa espellere dopo due anni a causa della relazione con una cameriera. Prosegue gli studi nel collegio che frequentò il padre, fino a diplomarsi. A diciassette anni, mentendo sulla sua reale età, riesce a entrare – tramite un amico di famiglia – al Ministero della Difesa. Diventa poi tenente nella Royal Navy, partecipa alla Seconda Guerra Mondiale e viene congedato con il grado di Comandante.

ian fleming

Di Ian Fleming si conosce invece molto meno. Recentemente (Nota: nel 2013) è stata realizzata per la televisione una miniserie in quattro puntate a lui dedicata, dal titolo Fleming – Essere James Bond. Lo scrittore viene descritto come un ragazzo ricco, di buona famiglia, con poca voglia di lavorare (inizia come consulente finanziario) e molta di divertirsi. Un po’ sbruffone, spesso bugiardo, insolente. Ha un gran successo con le donne, con le quali intrattiene rapporti generalmente molto superficiali.

Durante la Seconda Guerra Mondiale viene ingaggiato dai Servizi Segreti della Marina britannica, dove gli viene affidato il compito di formare una squadra speciale di spie, ma rimane sempre lontano dal fronte.

È un tipo piuttosto irritante, che non segue le regole e disattende spesso gli ordini dei superiori.  A volte è violento, freddo, distaccato. Ha comunque un suo codice d’onore, magari talvolta un po’ discutibile.

Ora, delle due l’una: o Fleming ha scritto i suoi romanzi ispirandosi a sé stesso e condendo il tutto con la vita spericolata che non è mai riuscito ad avere oppure gli autori della serie televisiva lo hanno descritto così partendo dalla fine: lo hanno fatto diventare James Bond. In entrambi i casi, il personaggio non rimane molto simpatico.

Bond deve molto, moltissimo al cinema, che nel tempo gli ha donato un aspetto decisamente più affascinante di quello letterario, a partire da quello dell’attore che per molti resta l’unico, vero 007: Sean Connery.

 

head

In pratica, Connery e Bond si son fatti un favore reciproco: il primo ha migliorato il personaggio originale, rendendolo più charmant e maggiormente dotato del tipico humor britannico e il secondo ha reso famoso in tutto il mondo il suo interprete.

Pare che Fleming, al provino di Connery, non lo trovasse adatto a interpretare la sua creatura, soprattutto a causa del metro e novantadue di altezza. Fu sua moglie, la contessa di Charteris, a fargli cambiare idea: la prima a rimanere affascinata da Connery-Bond.

James Bond ormai fa talmente parte della nostra cultura che riesce difficile rendersi conto di quale fenomeno sociale sia stato agli albori. Nel 1965 Bompiani ha pubblicato un saggio dal titolo Il caso Bond – Le origini, la natura, gli effetti del fenomeno 007. Il libro raccoglie interventi di Fausto Antonini, Andrea Barbato, Romano Calisi, Furio Colombo, Oreste Del Buono, Umberto Eco, Laura Lilli, Lietta Tornabuoni e G.B. Zorzoli.
Si tratta di una lettura davvero interessante, perché dà la possibilità di vedere il fenomeno Bond con gli occhi di chi ci ha preceduto, nel pieno dei suoi anni ruggenti.

Il  libro uscì quasi contemporaneamente al quarto film della serie. Consideriamo che si sono da poco (Nota: questo articolo è del 2015) concluse a Roma le riprese di Spectre, il ventiquattresimo, se non si tiene conto dei due film non ufficiali, cioè non prodotti dalla famiglia Broccoli (Casino Royale del 1954 con Barry Nelson e Mai dire mai del 1983 remake di Thunderball, con un redivivo Sean Connery, un po’ troppo attempato per la parte) e della parodia di Casino Royale del 1967, con il grande Peter Sellers.

Sfogliando il libro qua e là, scopriamo che Fleming era tra gli scrittori preferiti del presidente Kennedy, che teneva sempre un suo romanzo sul comodino. Passione condivisa con il suo futuro assassino, Lee Oswald, che prese in prestito dalla biblioteca di Dallas tutti i libri su 007.

Il sindacato dei “security man” britannici prese ad esempio Bond per chiedere al governo inglese un aumento dello stipendio. L’Esercito della Salvezza tuonò contro la mancanza di castità delle bondgirls e la scarsa propensione di lui al matrimonio. Si temeva anche per la sicurezza stradale: le spericolate corse in Aston Martin avrebbero potuto trovare degli emulatori.

aston martin

In quegli anni, sui giornali americani si parla di James Bond come di una persona reale. In tutto il mondo nasce lo “stile Bond”. Le vendite del suo champagne preferito, il Taittinger, aumentano del 40%, il regalo più apprezzato dagli uomini nel Natale 1964 è la valigetta diplomatica di From Russia with Love. Si producono impermeabili, camicie, scarpe, pigiami, colonie, cravatte… tutti “alla Bond”. In Francia, le misure di alcuni articoli di abbigliamento sono contraddistinte dalla cifra 007 per gli adulti e da 003,5 per i bambini.

In Italia, il settimanale Sorrisi e Canzoni pubblicò una grande inchiesta sullo spionaggio; alla redazione giunsero migliaia di lettere di gente che avrebbe voluto intraprendere la “carriera di spia”. Veniva chiesto: quanto si guadagna? Danno la macchina? Bisogna essere scapoli? Come si fa se si ha paura di viaggiare in aereo? Quante persone bisogna uccidere precisamente in un anno?

FINE PRIMA PARTE

SEGUE

 

Invia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...