R&W: Il Nome della Rosa – Seconda parte

Leggi la prima parte dell’articolo

Passiamo al film.

È stato realizzato, con lo stesso titolo, nel 1986 per la regia di Jean-Jacques Annaud, con Sean Connery, un giovanissimo Christian Slater – appena quindicenne – e F. Murray Abraham.

Nella versione cinematografica viene poco approfondito l’aspetto degli avvenimenti storici di quel periodo – estremamente dettagliati nel libro – per soffermarsi maggiormente sulla parte investigativa e sugli omicidi compiuti nel monastero. Non poteva essere altrimenti.

Questo film ha un grandissimo merito: aver reso fruibile a un pubblico vasto e meno “acculturato” una bella storia. Tra le altre cose, conferma un luogo comune, spesso associato a “non ci sono più le mezze stagioni”: “Sean Connery è meglio da vecchio che da giovane”. Pensate che il suo ingaggio è stato quasi un ripiego. Prima di lui erano stati considerati tantissimi attori di fama, da Michael Cane a Jack Nicholson, Max Von Sydow, Donald Sutherland, Robert De Niro, Marlon Brando e anche Vittorio Gassman e altri ancora. Connery è stata decisamente una scelta vincente. In quel periodo la sua carriera era ai minimi storici e l’attore scozzese non riusciva a scrollarsi di dosso il personaggio di James Bond (di cui parleremo in un altro articolo).  Si riteneva che il pubblico lo avrebbe ancora identificato con 007, tanto che la Columbia Pictures, quando il regista lo scelse, si rifiutò di finanziare il film.

Sean Conneru

Il suo personaggio è quello del protagonista, Guglielmo da Baskerville, un frate francescano molto “moderno”, dotto, dotato di raro intuito, ex inquisitore, incaricato dall’Imperatore Ludovico II il Bavaro di seguire le trattative con la delegazione di papa Giovanni XXII quale sostenitore delle tesi “pauperistiche”. Spendiamo due parole per spiegare di cosa si tratta.

Il pauperismo era un sistema di pensiero spirituale basato sugli insegnamenti e gli esempi di Gesù e predicava l’altruismo e una vita modesta, con la predominanza delle ricchezze spirituali rispetto a quelle materiali. I pauperisti si opponevano con forza all’opulenza delle gerarchie ecclesiastiche e non erano certo ben visti dalla chiesa cattolica e dal papa.

Ci sono diverse curiosità legate a questo film e al libro.

Guglielmo da Baskerville e Adso da Melk sono personaggi di fantasia, ma nel romanzo vengono proposti molti nomi appartenenti alla storia reale, come Ubertino da Casale, Michele da Cesena e Bernardo Gui.

Un altro personaggio molto particolare, magnificamente interpretato da Ron Perlman, è Salvatore, un ex eretico dolciniano che parla una strana lingua fatta di latino, volgare, francese e inglese. Questo ruolo era stato proposto a Franco Franchi: quando gli venne comunicato che – per esigenze di copione – si sarebbe dovuto sottoporre alla “tonsura” tipica dei monaci, rifiutò. Per non perdere i capelli, perse probabilmente una bella occasione professionale. Va detto che qualcuno sostiene che non accettò per non alterare la sua immagine di attore brillante per famiglie.

Nel film c’è un unico personaggio femminile, l’attrice Valentina Vargas, che non pronuncia verbo.

Il film è costato 17 milioni di dollari (30 miliardi delle vecchie lire), incassandone 77. Negli Stati Uniti non ebbe successo (7 milioni di incasso scarsi) mentre trionfò in Europa, soprattutto in Italia e in Francia.

Abazia esterno

La scelta della “location” è stata estremamente curata dal regista, che a speso ben tre anni in sopralluoghi sia in Europa che negli Stati Uniti. Gli esterni del monastero e alcuni interni furono costruiti su una collina nei pressi di Roma. Il castello che funge da biblioteca è quello di Castel del Monte, in Puglia. Tutti i libri che si vedono nel film sono stati realizzati appositamente. Molti interni sono stati realizzati in Germania, nell’abbazia di Eberbach, un ex monastero cistercense del 1136.

Biblioteca

Anche i personaggi sono stati scelti con cura maniacale. Il regista ha ammesso di aver cercato attori particolarmente brutti, perché voleva risultassero “veri”.

Nell’ambiente delle serie TV deve esserci una paurosa carenza di idee. Ormai è sempre più diffusa la notizia che si stia preparando una miniserie in sei puntate, con la sceneggiatura di Andrea Porporati, che dovrebbe andare in produzione il prossimo anno. In un intervento nella giornata “100 parole 100 mestieri per la RAI”, il 21 giugno 2014 lo stesso Eco ha dichiarato: “È un romanzo troppo complesso per essere raccontato da un film, meglio una serie.” Staremo a vedere.


Aggiornamenti:

Come tutti sappiamo, il professor Eco non è più tra noi.  È morto il 19 febbraio 2016, all’età di 84 anni. I funerali, laici, si sono svolti nel Castello Sforzesco di Milano. Nello stesso anno, il Comune di Milano ha stabilito che il suo nome venisse iscritto nel Pantheon di Milano, all’interno del Cimitero Monumentale.

Il suo ultimo romanzo, il settimo, è Numero Zero, del 2015.

Ricontrollando i miei dati, ho scovato un’altra curiosità . In Val di Susa si trova la Sacra di San Michele, un’abbazia benedettina medievale edificata a cavallo dell’anno 1000. Della sua fondazione parla lo storico Guglielmo (!), un monaco che visse proprio in quel monastero. È stata la Sacra di San Michele a fornire a Eco l’ispirazione per l’ambientazione principale della sua storia. Lo scriptorium, invece, si rifà all’abbazia di San Colombano di Bobbio. Lo scrittore avrebbe desiderato realizzare lì le riprese del film, ma non fu possibile. Le ragioni sono chiare nella lettera che indirizzò al rettore della Sacra:

“Caro Rettore, i miei legami con la Sacra risalgono molto indietro nel tempo (…) L’ultima volta l’avevo visitata col regista del Nome della Rosa che inizialmente pensava di girare là le scene principali. Poi l’idea è stata abbandonata perché ho imparato che per un produttore cinematografico è meno dispendioso ricostruire un monastero vicino a una grande città che spostare l’intera troupe per mesi sulle montagne“

Come detto nell’articolo, il set fu allestito quindi a Roma, negli studios di Cinecittà e in Germania, ma anche presso la Rocca di Calascio in Abruzzo e a Castel del Monte di Andria, in Puglia.

Sacra di San Michele
Sacra di San Michele

Per quanto riguarda la serie TV, le riprese sono cominciate a gennaio 2018 a Cinecittà e – a questo punto – dovrebbero anche essere già terminate. Alcune scene sono state girate anche a Perugia. Sarà di otto puntate di circa 50 minuti ciascuna. La vedremo, pare, nel 2019. Non si ha una data precisa.

La regia è stata affidata a Giacomo Battiato. John Turturro sarà Guglielmo e Rupert Everett, invece, Bernardo Gui, l’inquisitore domenicano suo antagonista. Adso da Melk verrà interpretato da un giovane attore tedesco, Damian Hardhung.

Tra gli attori italiani presenti nel cast troviamo Alessio Boni, Fabrizio Bentivoglio, Stefano Fresi e Greta Scarano.

Andrea Porporati ha curato la sceneggiatura, insieme al britannico Nigel Williams. Lo stesso Eco ha fatto in tempo a visionarla,  visto che il progetto ha avuto una lunga gestazione. I diritti erano stati acquisiti dalla RAI già ai tempi del mio articolo precedente.

Queste sono tutte le notizie che sono riuscita a trovare. Attendiamo con ansia, anche se la simpatia per i remake è pari a zero. Spero di ricredermi.

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