Recensioni film: Cake

Di tanto in tanto, il responsabile di redazione di 35mm.it mi incaricava anche di scrivere recensioni di film. Ve ne presento una, pubblicata a maggio 2015

CAKE
realizzato nel 2014, presentato in Italia nel maggio 2015
Diretto da Daniel BARNZ
Scritto da Patrick TOBIN
Interpretato da Jennifer ANISTON,
Adriana BARRAZZA, Felicity HUFFMAN, Willian H. MACY

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In breve…

Claire Simmons è un facoltoso avvocato, sopravvissuta a un gravissimo incidente che l’ha lasciata profondamente segnata, sia nel corpo che nell’anima.
Tormentata dalla rabbia e dal dolore cronico, allontana da sé chiunque voglia aiutarla con un comportamento aggressivo.

Prima di arrivare a farsi cacciare da un gruppo di sostegno al quale è stata praticamente obbligata a iscriversi, vive il suicidio di un’altra giovane partecipante e ne rimane in qualche modo affascinata, fino a farne quasi un’ossessione. L’incontro con un altro dolore e un’altra rabbia simili ai suoi schiuderà le porte a una possibile, faticosa salvezza.

Film impegnativo, di quelli che richiedono grande attenzione e fanno pensare. Bella interpretazione della Aniston, in un inconsueto ruolo drammatico. A tratti il film risulta inevitabilmente lento, come il tema trattato impone.

 

Dilungandoci…

Il grande, principale protagonista di questo film è il dolore.

Il dolore del corpo, quello cronico, incessante, che lascia cicatrici profonde e rende schiavi degli antidolorifici: quello che tormenta il corpo, rendendolo un’appendice estranea, rigida, invalidante.

Il dolore dell’anima, quello che non passa, che scatena la rabbia, che non si riesce ad accettare; quello per aver perso una parte di te, la più importante, l’amore più grande e assoluto che a un essere umano è concesso provare.

Siamo abituati a vedere Jennifer Aniston in ruoli brillanti, divertenti, dove appare bellissima e ci ha sorpreso la sua capacità d’interpretare questa donna ferita, nella quale il dolore provato si percepisce in ogni movimento, ogni parola, nell’andatura rigida e goffa. Lo si legge nei suoi occhi cupi, nel volto devastato dalle cicatrici e privo di trucco.

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Claire non è un personaggio semplice: non fa assolutamente nulla per scatenare empatia nel prossimo. Non si rende “simpatica”. È intelligente, dotata di uno humor crudo, una ironia pungente che non lesina neppure a sé stessa. Chiusa nel suo dolore emotivo, mostra senza remore quello fisico, ma non cerca compassione negli altri, anzi, li allontana. Segue impulsi del momento, ma fugge il confronto con il vero nucleo della sua sofferenza.

Un bellissimo personaggio. All’inizio del film è una donna che ha rinunciato a vivere, ma a poco a poco si apre, abbassa le difese, si schiude al calvario della rinascita. Insomma, davvero una bella interpretazione.

Attorno a Claire ruota tutto il resto; gli altri ruoli sono solo di contorno, fatta eccezione per Silvana (Adriana Barraza), la cameriera messicana, una brava donna che cerca di proteggere Claire, sopportandone stranezze e rimbrotti.

Questo film è la storia di Claire, della sua lotta contro i fantasmi, del suo grande, profondo, insondabile dolore.

 

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